La ripresa del turismo e l’onda lunga dell’alta gamma

Updated: Jan 24


Presto il turismo ripartirà, non appena il virus farà meno paura grazie a vaccini e cure più efficaci.


Ma non sarà lo tsunami delle grandi masse.


Anch’esse ripartiranno, ma prima di tornare ai livelli pre COVID si dovrà attendere che la complessa macchina dell’industria turistica torni a operare a regime.

Questo richiederà tempo, troppo forse per la sopravvivenza di molte economie che di quel tipo di turismo vivono.


Ciò che invece accadrà sarà l’onda lunga di un turismo più sofisticato, rispettoso ma anche molto più esigente, che richiede innanzitutto qualità, autenticità e personalizzazione.


E’ una domanda destrutturata molto ampia e trasversale rispetto alle tante nicchie del mercato d’alta gamma, con trend già da tempo in rapida ascesa e di cui ho già ampiamente scritto in precedenti post.


Si tratta di un turismo liquido che sta evolvendo fuori dagli schemi di quell'industria turistica tradizionale saldamente ancorata ai principi di standardizzazione dei servizi e schematizzazione delle proposte di viaggio.

Probabilmente, proprio per questo aspetto che lo pone fuori dai canoni abituali, il fenomeno è stato finora considerato solo marginalmente, nonostante indici di crescita quasi doppi rispetto al turismo nel suo complesso.


Oggi che la pandemia ha indotto l'implosione del sistema turistico industrializzato e la paralisi dei suoi meccanismi e ha contestualmente innescato una potente accelerazione al processo di crescita di questi nuovi flussi, sono finalmente emerse con chiarezza le loro eccezionali opportunità.

Esse riguardano non solo le economie della filiera turistica di una destinazione ma anche la crescita sostenibile e l'aumento della qualità della vita del suo tessuto residenziale.


Si tratta però di opportunità che per essere colte necessitano di una profonda revisione del sistema di organizzazione, gestione e fruizione dell’offerta di un territorio.


Le tradizionali logiche di visitazione passiva di tipo museale sono superate da nuovi modelli basati sull’autenticità dell’esperienza di viaggio frutto dell’interazione dinamica tra viaggiatore, oggetto visitato e contesto.

E’un profondo cambio di paradigma: non è più il viaggiatore a doversi adeguare al prodotto, come è stato finora, ma è il prodotto e il suo contesto che devono sapersi relazionare a lui.


La mera ostensione dei beni storico-artistico-culturali e ambientali così come dei servizi non è più sufficiente, da sola, a garantire un vantaggio competitivo.

Essi rappresentano solo il contesto nel quale si deve comporre e articolare con coerenza una proposta esperienziale duttile e poliedrica, sinergica con il tessuto socio-economico-culturale della destinazione.


La sfida sta infatti nel saper comporre e valorizzare questi aspetti organizzandoli in un insieme armonico che favorisca quel rapporto di interazione dinamica con il viaggiatore che è alla base dell’esperienza di viaggio.


Per raggiungere questo obbiettivo è necessario però un cambio di visione in grado di rivedere alla base l’intero sistema turistico-ricettivo per adeguarlo alle nuove esigenze di un turismo che, diventato liquido, richiede modelli di prestazione molto diversi.


Modelli non del tutto nuovi per il Bel Paese, che per molti versi si richiamano agli albori di quel turismo che per secoli, dall’Illuminismo al dopoguerra, ha visto l’Italia primeggiare incontrastata, maestra dell’arte dell’ospitalità nel mondo.